Cercasi riforme

Il decreto per il controllo della spesa pubblica ha un obiettivo immediato, quello di contenere il deficit dell’anno in corso e quello dell’anno prossimo, in modo da non offrire il fianco a manovre di destabilizzazione sulle corpose emissioni di titoli di stato necessarie a servizio del colossale debito pubblico. Per questa ottica necessariamente a breve termine, la manovra è stata accusata di essere priva di interventi strutturali, tesi cioè a incidere sull’andamento della spesa pluriennale.
8 LUG 10
Ultimo aggiornamento: 20:40 | 13 AGO 20
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Il decreto per il controllo della spesa pubblica ha un obiettivo immediato, quello di contenere il deficit dell’anno in corso e quello dell’anno prossimo, in modo da non offrire il fianco a manovre di destabilizzazione sulle corpose emissioni di titoli di stato necessarie a servizio del colossale debito pubblico. Per questa ottica necessariamente a breve termine, la manovra è stata accusata di essere priva di interventi strutturali, tesi cioè a incidere sull’andamento della spesa pluriennale. Per la verità c’è però un settore, quello previdenziale, nel quale invece la logica del provvedimento è di lungo periodo. Sulle pensioni non ci sono interventi che incidono su quest’anno, e solo l’elevamento a 65 anni dell’età di accesso alla pensione di vecchiaia per le dipendenti pubbliche viene anticipato, ma per ottemperare a una sentenza della Corte di giustizia europea.

Invece si rimodulano le età di accesso alle pensioni di vecchiaia e a quelle sociali a cominciare dal 2015 (mentre per il secondo adeguamento si dovrebbe aspettare il 2019), in relazione ai dati demografici sull’invecchiamento della popolazione. La norma era già presente nella legge di riordino delle pensioni, ma non veniva applicata in attesa di un decreto attuativo, che è stato inserito ora nella manovra. Sarebbe stato ragionevole che anche le pensioni di anzianità seguissero lo stesso percorso, ma siccome questo non era stato pattuito con i sindacati, si è preferito autoaffondare l’emendamento in merito definendolo “un refuso”. Comunque l’affermazione più volte ripetuta da Giulio Tremonti sulla stabilità del sistema previdenziale italiano ora diventa più verosimile, il che ha un impatto importante sulle previsioni di stabilità del sistema nel suo complesso.

Si attenua così il meccanismo perverso che realizzava un sostanziale trasferimento progressivo di risorse dalle generazioni giovani a quelle anziane. Se poi, oltre a prendere atto degli effetti dell’invecchiamento della popolazione, si lavorerà per combatterne la causa, che è la denatalità, con provvedimenti a favore delle lavoratrici madri, sarà anche meglio.